Dossier 1985: la cronaca di un inverno speciale

 “Il termometro è sceso ancora più in basso: -13.8°. All'aeroporto di Peretola siamo arrivati alla pazzia di -22.2°! L'atmosfera da steppa russa, quasi surreale, si conserva intatta da sette giorni. Sarà possibile nel corso della mia vita poter assistere ad un inverno altrettanto straordinario?" Così scrivevo sul mio diario di appunti meteorologici la mattina del 12 gennaio 1985. Per Prato, la mia città, quello fu il giorno più freddo, ma a Firenze Peretola lo storico record di -23° sarebbe arrivato intorno alle 8 del mattino successivo, 13 gennaio. Col senno del poi, la domanda che mi ponevo non sembra solo retorica di circostanza, se a distanza di 41 anni ancora non si è visto nulla di simile per consistenza e durata del freddo, nevicate durevoli e abbondanti in pianura, estensione dei fenomeni su gran parte del territorio nazionale.

La fontana del bacchino ghiacciata nel gennaio 1985


Non dobbiamo dimenticare che gli eventi del gennaio 1985, oltre a destare stupore e ammirazione come capita per ogni manifestazione estrema della natura, hanno causato una notevole serie di disagi, danni e anche qualche vittima. Gli inusitati valori di gelo e le abbondanti nevicate che hanno colpito quasi tutte le grandi città, scarsamente abituate a simili eventi, hanno messo a nudo le debolezze nel sistema dei trasporti, con ferrovie e autostrade sistematicamente in tilt. Sono saltati acquedotti e impianti di riscaldamento e le colture sono state messe in ginocchio con immediata corsa all'aumento dei prezzi. Come non ricordare la strage di ulivi in Toscana ed Umbria?

Grandi inverni: una ricorrenza singolare

Si dice che ormai il clima è cambiato e difficilmente potranno ripetersi eccessi di freddo di simile portata alle nostre latitudini mediterranee. E c'è chi, puntando su calcoli puramente statistici, fa notare che i grandi inverni hanno tempi di ritorno di circa 28 anni: 1929, 1956, 1985. In effetti l’ultimo presunto “big one” sarebbe capitato nel 2013, un buon inverno, ma non col marchio Dpcg come quei tre, né lo è stato quello del 2012, seppure per alcuni aspetti ci siamo andati più vicino per durata del gelo ed entità delle nevicate, soprattutto in alcune zone come la Romagna e il Lazio. A titolo di pura curiosità, il prossimo “invernone” potrebbe capitare intorno al 2040: lo scopriremo solo vivendo. 

Ma cosa hanno avuto in comune quelle date scolpite nella memoria degli anziani e di chi segue gli eventi dell'atmosfera? Dal punto di vista della sequenza degli eventi e della durata le similitudini sono scarse, visto che il 1929 è stato freddo e nevoso per quasi cinque mesi e la quantità di neve fu davvero da record, il 1956 ha concentrato il periodo più gelido del secolo nel mese di febbraio, tanto che si chiuse come mese più freddo del secolo. Il 1985 ha dato il meglio di sé in un periodo abbastanza concentrato, nei primi 15-20 giorni di gennaio, con un prologo moderato tra Natale e Capodanno. La sensazione che si sia andati a peggiorare nella qualità dopo quella data arriva dal quarto inverno, quello del 2012, in cui la durata del gelo è stata analoga al 1985 (15 giorni a febbraio), ma non si sono verificati gli stessi record storici e le grandi nevicate hanno preso di mira zone più ristrette del territorio italiano. Interessante è invece notare alcune costanti che hanno caratterizzato l'origine di quelle ondate di gelo e l'evoluzione dal punto di vista degli indici fisici e climatici. La costante di questi grandi inverni è stata una Qbo (Oscillazione quasi biennale) negativa, un'oscillazione quasi periodica dei venti della stratosfera equatoriale. L’attività solare fu bassa in tre inverni su quattro (non nel 1956) e almeno in due eventi si verificò un forte riscaldamento stratosferico a livello polare (il cosiddetto stratwarming), con prolungato split gelido meridiano che scelse come obiettivi la vecchia Europa compreso il Mediterraneo.

Poi ci fu la durata del blocco anticiclonico sull'Atlantico, con presenza più anticipata e l'influenza più durevole del consueto di un forte anticiclone continentale. Infine, la tendenza un basso indice Nao, con flusso atlantico costretto a latitudini molto basse, altro fattore, complice nel contribuire alla formazione di minimi mediterranei allungati, in grado di attirare gli impulsi gelidi da nord ma anche di mantenere aperta la strada all'aria mite e umida oceanica coi suoi sistemi frontali: questo fattore fu tipico del gennaio 1985 ma anche dell'inverno 1929, meno del febbraio 1956 e febbraio 2012.

La cronaca. Si prepara la grande ondata

Dopo un dicembre mite, la Vigilia di Natale porta il freddo e il 27 una perturbazione atlantica provoca le prime leggere nevicate al nord e sulla Toscana

1-20 DICEMBRE 1984. Il mese è andato avanti sonnacchioso e mite, un'appendice autunnale con temperature piuttosto elevate per il periodo (Firenze 17,4° il giorno 16, Torino17,6° l'11). Per buona parte del mese dominava l'anticiclone delle Azzorre, fondendosi spesso con quello africano. La situazione si dava una mossa intorno al 19-20: una perturbazione atlantica riusciva a sfondare, fermandosi sull'Italia come fronte occluso e depressione annessa. Questa figura si allungava, perché strozzata ai fianchi sia dall'anticiclone atlantico, che nel frattempo richiudeva la strada a ovest, sia dall'anticiclone russo-siberiano, che cominciava a protendersi verso est. Di conseguenza il tempo peggiorò e, dopo un paio di giorni miti e piovosi, con lo spostamento verso ovest di tutto il sistema (alta pressione atlantica compresa), si passava sotto correnti fredde moderate, di marca polare marittima.

Dopo il moderato afflusso freddo da est, il 26 si profila dalla Francia una discreta saccatura atlantica (archivio Ncpe Wetterzentrale

21-27 DICEMBRE. Mentre la depressione si spostava verso sud-est, senza colmarsi del tutto, i due anticicloni si chiudevano e si fondevano, consentendo un notevole raffreddamento, più sensibile sul centro-nord. Il 26 dicembre si registravano minime di - 6,4° a Firenze e - 10° a Bolzano. Nel frattempo però, una nuova separazione dei due anticicloni, consentiva a una saccatura atlantica di trovare un pertugio, disponendosi più o meno nella stessa posizione della perturbazione precedente (quella del 19-20). Il nuovo fronte provocava nevicate non particolarmente intense al nord e sulla Toscana: a Prato i 3-5 cm posati la mattina del 27 vennero sciolti dalla pioggia nel corso della giornata. Più significativa la precipitazione a Pistoia.

Cut-off del flusso atlantico il giorno 27, foriero delle prime nevicate sul nord: al suo seguito le alte pressioni si richiudono a tenaglia (archivio Ncpe Wetterzentrale)

28-31 DICEMBRE. Quella perturbazione che sembrava così moderata e destinata ad essere stritolata dai potenti anticicloni dinamico atlantico e termico russo, fu invece determinante per il tempo futuro. Il 28 si formava una depressione con minimo sulla Sardegna. Fra il 29 e il 31 la depressione si approfondiva e si estendeva, conquistando spazio. Una grande figura rotoria, il cui minimo oscillava fra l'estremo sud e la Libia, che comprendeva tutta l'Europa mediterranea e quella balcanica e quasi l'intera Africa settentrionale. Frattanto, tutto il nord-Europa passava sotto un regime anticiclonico. Le conseguenze di questa singolare figura furono: piogge torrenziali (con parecchi danni) all'estremo sud, interessato dalle correnti sciroccali che pescavano dal Sahara. A Catania il 29 cadevano 81 mm di pioggia. Venti tesi di bora e tramontana al centro-nord, con episodi nevosi ancora modesti, soprattutto nelle zone più interne del centro. Il vento a Prato spirava così forte per tre giorni consecutivi che, fra il giorno e la notte, l'escursione termica si limitava a 1-2 gradi. Durante questi giorni la pressione al suolo si manteneva alta: 1020 millibar circa, ma con forte gradiente isobarico (ecco spiegati i forti venti). Solo a sud di Roma i valori di pressione scendevano sotto i 1013.

30 dicembre 1984: un'intensa depressione afro-mediterranea porta maltempo al sud e freddo da est al centro-nord 

1-12 GENNAIO 1985.Fra il 31 dicembre e il primo gennaio 1985 la pressione e i valori di geopotenziale subivano un brusco calo su larghissima scala. Nell'arco di 48 ore a Prato si passava dai 1022 ai 1000 hectopascal. Cosa era successo? Un'anomala risalita verso nord dell'anticiclone atlantico - oltre il circolo polare artico - aveva consentito a un fronte freddo con depressione annessa di scendere verso sud dalla penisola Scandinava, con rapidità inaudita. Questa figura il primo gennaio si fondeva con la grande depressione afro-mediterranea, innescando una sorta di immensa "bomba" meteorologica. In pratica, rispetto a una settimana prima la situazione quasi si capovolgeva e tutta l'Europa cadeva in depressione.

1 gennaio 1985: il generale inverno sferra un potente attacco su due fronti, da nord e da est, prendendo a tenaglia l'Italia (archivio Noaa, mappa disegnata da Vittorio Marimpetri)


Nella morsa del gelo

Gran parte della penisola e la Sardegna finiscono sotto la neve
Battuti storici record di freddo

Ed era solo l'inizio. Mentre il Burian dalle steppe siberiane soffiava gelido e impetuoso, il flusso atlantico che nel frattempo scorreva in modo anomalo all'altezza del Marocco, inviava un emissario caldo verso il nostro Mediterraneo. Nacque la perturbazione che fra l'8 e il 9 s'invorticava sull'Italia, provocando una delle tre più forti nevicate del secolo su molte regioni: dai 30 cm al mezzo metro di neve a Firenze come in Ancona, a Perugia come a Bologna. Adriatico bianco fino a Bari, Tirreno solo fino a Roma, con spruzzatine più a sud, dove le temperature però risalirono un po', a causa dei venti di scirocco che spiravano sulla parte orientale della depressione.

Temperatura a 850 hPa l'8 gennaio 1985: l'aria al suolo era quasi la stessa, grazie alle precipitazioni e ai gepotenziali bassi (archivio Noaa)

Seguirono giorni di gelo intensissimo, anche se la pressione - questa volta per cause anche termiche - risaliva bruscamente. Fra l'11 e il 12 gennaio - con cielo sereno, calma di vento e suolo innevato - si registravano record del freddo di portata storica.

Altezza del geopotenziale l'8 gennaio 1985: una carta molto significativa se accostata alle temperature dell'immagine precedente (archivio Noaa)

13- 17 GENNAIO. Il 13 e 14 arrivava l'ennesima perturbazione, questa volta dalla Francia, annunciata con grande enfasi e allarmismo. In realtà, in Toscana l'apporto nevoso aumentava solo di poco (qualche centimetro), segnando la fine del grande gelo. Il fronte formava una nuova depressione, ma a differenza delle volte precedenti si disponeva lungo fino all'Africa, con un minimo sulla Sardegna e un altro addirittura nel deserto tunisino, favorendo il richiamo dello scirocco sulla penisola. Per la Toscana era la fine del sogno.

Dal 14 in poi pioveva ininterrottamente per una decina di giorni, con graduale risalita delle temperature. La neve, salvo qualche fenomeno occasionale misto a pioggia, lasciava la pianura per tornare a casa sua: in montagna.. Al nord, invece, iniziava la festa. In questi giorni Milano, Torino, Bologna, Trento e, in un primo momento anche Genova e Venezia, venivano letteralmente sepolte, fino a un metro di neve. Il 23 gennaio l'Atlantico dominava la scena. A Firenze Peretola si toccavano i 19°, dopo lo storico - 23° del 12 gennaio.

Il sistema frontale del 13 gennaio porta abbondantissime nevicate al nord ma innalza le temperature al centro-sud (mappa archivio Noaa, disegnata da Vittorio Marimpetri)


I RECORD DI QUEI GIORNI

IN ITALIA:

Firenze Aeroporto Peretola - 23.0°
Brescia Ghedi - 19.4°
Rimini Miramare - 17.2°
Bologna B. Panigale - 16.4°
Perugia - 15.8°
Bolzano - 15.7°
Milano Linate - 14.4°
Udine Rivolto - 14.6°
Venezia Tessera - 12.0°
Pescara - 11.6°
Roma Urbe - 9.8°
Trieste - 7.5°
Genova Sestri - 6.8°

 IN TOSCANA:

Firenzuola (FI) -26.0°

Empoli (FI) -23.5°

Firenze Aeroporto (FI) -23.0°

Borgo San Lorenzo (FI) -22.0°

Chiesina di Padule (PI) -21.2°
Arezzo Aeroporto (AR) -22.0°
Abetone Boscolungo (PT) - 20°
Castelmartini (PT) -19.7°
Poggibonsi (SI) -19.5°
Castelnuovo Garfagnana -18.2°
San Giovanni Valdarno (AR) - 18.0°
Consuma (FI) - 18.0°

Capoluoghi di provincia

Arezzo - 14.5°
Prato - 13.8°
Lucca - 13.4°
Pistoia - 13.0°
Pisa Agraria - 12.8°
Siena - 11.7°
Firenze Centro - 11.0°
Grosseto centro - 10.0°
Livorno - 7.0°
Massa - 6.9°

Segnaliamo anche alcuni dati significativi vicini alla costa: Migliarino -13.8°; Alberese - 13.2°; Follonica -10.0; Viareggio - 8.7°; Portoferraio - 4.0°.

A Prato minima - 13,8° l'11 gennaio. Sotto i - 10° anche il 10 e 12 gennaio, sotto i - 8° il 7 e 8 gennaio. Dal 5 all'11 gennaio, massime sempre sotto lo zero, con una massima più bassa di - 3.2° durante la tormenta dell'8 gennaio. A Firenze l'Arno ghiacciato e con la neve sopra attirò decine di pattinatori e curiosi: non accadeva dal febbraio del 1929. La prima decade di gennaio si chiuse a Prato con una media di - 1,9° (media normale dell’epoca 5,8°, attuale 6.4°). Se il mese fosse cominciato con la terza decade di dicembre, sarebbe stato il più freddo del secolo. Ma l'ultima decade di gennaio ha impedito anche questo record e il mitico gennaio '85 è stato superato nel secolo scorso almeno da altri tre mesi.

L'Europa vista dal satellite l'11 gennaio 1985: il cielo sereno consente di apprezzare il suolo in gran parte innevato. Sono distingubili i laghi dell'Italia centrale immersi nel bianco (Stazione ricevente di Dundee, Gran Bretagna)



Inverno 1985, il diario meteo

I dati, le attese, le sorprese e le previsioni dei giorni salienti dell'inverno '85 a Prato attraverso i miei appunti meteo dell'epoca

LUNEDI' 24 DICEMBRE 1984

Minima 0,0
Massima 7,8
Pioviggine 0,0 mm
Vento moderato N-NE

NOTE. È tornato il freddo! Mattinata piuttosto incerta, nella quale non è mancata qualche goccia di pioviggine, mentre il monte Maggiore s'infarinava leggermente. Poi netto miglioramento ma con pressione in costante discesa e temperatura in ulteriore calo. È uno dei primi Natali di questo tipo che ricordo e sarà ancora più straordinario domani con un buon 80% di probabilità che cada la neve.

MARTEDI' 25 DICEMBRE

Minima -1,0°
Massima 7,2°
Cielo sereno
Vento deb.-mod. NE

NOTE. Niente neve per Natale e in effetti era più una speranza un po' infantile che una previsione obiettiva. La nuvolosità, densa e compatta ieri sera è poi sparita in nottata e per tutta la giornata c'è stato solo un gran freddo, con un venticello debole ma molto pungente e qualche cirrostrato.

MERCOLEDI' 26 DICEMBRE

Minima -4,2°
Massima 6,0°
Cielo sereno
Vento assente

NOTE. Si è raggiunto il clou del freddo, che in questi giorni era almeno dal 1970 che non veniva così intenso. Il gelo ha fatto ulteriormente apprezzare un'ottima giornata, con aria tersa e cielo limpido, senza un alito di vento. Nella tarda serata il cielo ha iniziato ad annuvolarsi.

GIOVEDI' 27 DICEMBRE

Minima -1,0°
Massima 4,4°
Cielo: coperto
Neve/pioggia 14,5 mm
Accumulo neve: 3 cm fino a mezzogiorno
Vento: debole variabile

NOTE. La neve di Natale è stata solo rimandata di due giorni. Ha iniziato a cadere verso le 7 ed ha fioccato di brutto, a falde larghe, fin verso le 10. Poi sempre più mista a pioggia, per arrivare definitivamente ad un'uggiosa e sottile pioviggine. Così stasera in giro ne è rimasta ben poca. È un peccato che negli ultimi anni le nevicate si risolvano sempre nella pioggia che le scioglie. L'ultima nevicata seria, da almeno 10 cm, risale al 4 gennaio del '79. La serata è quasi stellata, tranquilla, ma molto umida e fredda.

VENERDI' 28 DICEMBRE

Minima 1,6°
Massima 7,0°
Pioggia 3,6 mm
Vento: forte NE

NOTE. Dopo il freddo e la neve non poteva mancare il vento, in un periodo senz'altro fra i più vari ed interessanti degli ultimi inverni. Vento e pioggerella battente hanno imperversato per tutta la notte e la mattinata, ma il massimo della tramontana si è avuto in serata. La neve (ieri molto più abbondante tra Prato e Pistoia), si è riportata oltre i 500 metri.

SABATO 29 DICEMBRE

Minima 4,2°
Massima 6,8°
Molto nuvoloso
Vento: burrasca da NE

NOTE. Grande bufera pratese di tramontana come non si verificava da qualche inverno. La forza e costanza del vento, vera e propria bora con danni in città, è stata tale da contenere al massimo l'escursione di tutti i parametri: temperatura, umidità e pressione. In serata, schiarendo il cielo, l'aria si è raffreddata un poco e alle 21 è stata registrata la minima della giornata.

DOMENICA 30 DICEMBRE

Minima 3,8°
Massima 6,4°
Nuvoloso
Vento: burrasca da NE

NOTE. Non c'è molto da dire rispetto a ieri: è andata esattamente allo stesso modo, salvo una tendenza ad ulteriore lieve calo termico in serata.

Scrivo la sera del primo gennaio. I giorni 30 e 31 hanno segnato la fase cruciale di questa ondata di freddo e maltempo di fine anno. In Basilicata sono addirittura straripati i fiumi per le piogge torrenziali, ma è piovuto molto anche in Sicilia. Al centro è stato il vento a farla da padrone, con qualche spruzzata di neve il 31 nelle zone più interne. Al nord, bora a Trieste e sole altrove. Oggi si è avuto un netto miglioramento con temperature sempre basse. Non ho idea sul tipo di evoluzione perché non ho seguito trasmissioni sul tempo, sicuramente il forte calo di pressione in atto non è sentore di futuri caldi e soleggiati.

LUNEDI' 31 DICEMBRE

Minima 1,4°
Massima 4,0°
Nuvoloso
Nevischio
Vento: moderato NE

MARTEDI' 1 GENNAIO 1985

Minima 0,4°
Massima 6,6°
Poco nuvoloso
Vento debole N

NOTE. Il 31 dicembre dov'ero io a confine fra Toscana e Umbria, forte freddo con vento gelido e leggera nevicata. Qui a Prato mi è stato riferito che il gran vento è durato fino al 31, quando la mattina è caduto un po' di nevischio. Netto miglioramento nella giornata odierna. La temperatura è ancora bassa, il cielo va coprendosi e la pressione è in netto calo.

MERCOLEDI' 2 GENNAIO

Minima - 2,0°
Massima 6,4°
Poco nuvoloso, velato
Vento debole N

NOTE. Questo inverno ha veramente deciso di fare sul serio, dopo lo scialbo inizio. Sembra ci si avii verso quella costanza di freddo del gennaio 1981 o febbraio 1983, per citare gli ultimi due casi. Oggi il cielo è stato irregolarmente nuvoloso fino al tardo pomeriggio, ma anche stasera è piuttosto velato che sereno. E siamo già sui - 1°. Interessante il valore bassissimo della pressione, dopo un mese in cui si era mantenuta piuttosto alta.

I giorni della grande neve. Due bombe bianche nella calza della Befana

GIOVEDI' 3 GENNAIO

Minima - 5,2°
Massima 6,0°
Cielo sereno
Vento debole NE

NOTE. Penso che come minime siamo arrivati al massimo livello di questa ondata di freddo di inizio anno, per lo meno a vedere dal tipo di situazione che segue. La cosa curiosa della giornata odierna è stato l'aspetto di tipica giornata anticiclonica invernale, in netto contrasto con la situazione barica reale. Da segnalare la presenza di cirri un po' per tutto il corso della giornata.

VENERDI' 4 GENNAIO

 Minima - 5,6°

Massima 5,0°

Nuvoloso dalle 18

Precipitazioni: neve, mm corrispondenti 7,0

Accumulo al suolo: 8 cm fino alle h24

Vento: debole W in serata

NOTE. Ha iniziato a nevicare verso le 19 e ora, sono le 20, ne ha messo giù almeno 5 cm. Stamani in verità mi ero sorpreso della stabilità del tempo, con cielo ancora sereno e, tra l'altro, la più forte gelata dal gennaio '81. Poi però, vedendo la pressione in ulteriore forte discesa e nubi medie all'orizzonte, ho capito che il peggioramento era imminente. E in effetti è accaduto tutto repentinamente: è dal dicembre del 1973 che non ricordo la città imbiancarsi così in breve tempo e in ogni piccolo angolo. Scrivo verso le 22. Non si vedeva tanta neve veramente da un pezzo. Si superano già i 10 cm.



Una delle rare immagini della nevicata del 4 gennaio in piazza del Duomo a prato (foto Coppini dalla Nazione) 

SABATO 5 GENNAIO

Minima - 4,8°
Massima - 0,2°
Nuvoloso
Precipitazioni: neve, corrispondenti 1,4 mm
Neve al suolo 2 cm dalla mezzanotte, 12 cm totali
Vento forte-moderato NE

NOTE. Prato avvolta in una morsa di gelo e neve da che ho memoria paragonabile soltanto ai primi di dicembre 1973. La neve è caduta ancora, asciutta e farinosa, nelle prime ore della notte e stamattina, ma oggi più che la precipitazione è stato il ghiaccio il fenomeno dominante: non ricordo di aver mai visto le macchine transitare in città con le catene montate. La tramontana è stata sferzante e tagliente ed è rilevante notare come per tutte le ore di luce non si è mai saliti al di sopra dei - 1°, mentre la massima di - 0,2° è stata segnata poco dopo la mezzanotte di ieri. Un inverno veramente ai massimi livelli.

Il Bisenzio dal ponte Mercatale la mattina del 6 gennaio: il vento ha limato una parte della neve caduta in nottata 


DOMENICA 6 GENNAIO 1985

Minima - 5,8°
Massima -1,4°
Cielo sereno, scaccianeve
Vento moderato NE

NOTE. Gelo senza precedenti da quando scrivo questi appunti (e posso giurare almeno dal gennaio 1968). Da venerdì sera la temperatura non sale sopra lo zero e sembra avviarsi stasera verso una minima record. Oggi il gran sole ha contrastato nettamente col ghiaccio e la neve, dando a Prato un aspetto da steppa russa. Le strade della città si sono trasformate in pesanti e scivolosi lastroni. Neve a Roma dopo 14 anni, Ancona sotto 40 centimetri. Tormente un po' in tutto il centro-sud, mentre al nord le minime hanno raggiunto i -14° (Bolzano) e i -12° (Milano). Rispetto ai giorni scorsi c'è stato un ampliamento della depressione, praticamente un enorme minimo barico che va dall'Atlantico fino alla Russia. Così tutta l'Europa è sotto la morsa del gelo, mentre le perturbazioni atlantiche passano molto a sud, aggravando la situazione sul Mediterraneo dato il forte contrasto termico fra le due masse d'aria.

LUNEDI' 7 GENNAIO

Minima -8,8°
Massima -1,8°
Cielo sereno
Vento debole NE

NOTE. Per un pelino la scorsa notte non è stato battuto il record pratese degli ultimi 25 anni. Ma sarà quasi certamente ritoccato questa notte, visto che adesso, alle 20, siamo già a - 7° e il vento tende a calare. Altrimenti si annuvolerà e nevicherà. È indubbio che questo inverno '85, del tutto inatteso, sia destinato a passare alla storia come quelli del 1929 e 1956. Al confronto i rigidi 1979 e 1981 impallidiscono. L'Italia sepolta dalla neve e dal gelo, ma questa volta senza l'enfasi giornalistica di certe ordinarie ondate di freddo degli scorsi anni. Basti pensare che le temperature da Roma in su non superano lo 0° neppure di giorno e le minime al nord oscillano fra i - 15° della pianura e i - 40° delle vallate alpine. Le previsioni annunciano addirittura un nuovo peggioramento, con altre due perturbazioni in arrivo a tanta neve al centro-nord. Al sud invece dovrebbe prevalere la componente sud-occidentale.

La porta del Mercatale, sullo sfondo s'intravede il monte Retaia

MARTEDI' 8 GENNAIO

Minima - 8,2°
Massima -3,2°
Coperto con neve forte (9,0 mm corrispondenti)
Accumulo al suolo 27 cm
Vento moderato-forte NE

NOTE. Scrivo alle 8. Come supponevo non è stato battuto il record, ma una bufera così a - 5° per Prato è un fatto assolutamente eccezionale. Siamo sepolti dalla neve! Riscrivo alle 20,30. È evidente che stiamo vivendo uno di quegli avvenimenti meteorologici destinati a restare nel tempo, come il nevone del 1929 o le alluvioni del '66. E in questo caso si tratta di nevone + temperature record.
La neve è caduta a tormenta per buona parte della mattinata, più moderatamente e a tratti in seguito, ma senza mai smettere del tutto. Il tipo di neve, farinosa, polverosa e a vento, ha creato un'atmosfera suggestiva e apocalittica al tempo stesso, con neve penetrata ovunque, anche attraverso le persiane. Gli accumuli sono molto discontinui a causa del vento, con punti di oltre mezzo metro ed altri più esposti in cui è rimasta quasi quella ghiacciata caduta sabato. La temperatura è da inverno scandinavo e se le minime sono molto basse, fanno forse ancora più effetto le massime, visto che ormai da quattro giorni non si torna sopra lo 0°. C'è molta incertezza sul quantitativo di acqua corrispondente caduta: misurare la neve, che ha ricoperto il pluviometro, è stata un'impresa. L'Europa attanagliata nel gelo come in poche altre occasioni. In Italia le zone di neve si spostano ora più a nord ora più a sud, ora ad est ora ad ovest, mentre le temperature vanno da minime di -30° a massime di 1-2°, esclusa la Sicilia. Per domani un miglioramento al nord e gelo ulteriore, mentre la neve si porterà di nuovo al centro-sud.

Macchine sepolte dalla neve in piazza Mercatale (dalla Nazione del 9 gennaio '85)


Incrocio di via Bologna la mattina dell'8 gennaio durante la tormenta

"DOPO LA BUFERA L'ISOLAMENTO" (Piero Gherardeschi, Nazione Prato 10 gennaio '85)

“Solo il soffio gelido del vento di tramontana; solo due grandi mura di neve. Cerreto si arrampica sulla Collina di Prato a cinque chilometri dalla città. Eppure ieri appariva lontanissima, imprendibile, nascosta da una montagna di neve che ne rendeva impossibile l'accesso. Sono stati gli uomini della Protezione civile ad aprire un primo varco, a tagliare la coltre bianca che nella notte la bufera aveva pericolosamente ammassato lungo la strada: una strada che ormai non esisteva più...”


"FIENO DAL CIELO CIELO PER I CAVALLI"

“Sono arrivati dal cielo i soccorsi per sessanta cavalli rimasti isolati sui monti della Calvana. L'elicottero dell'esercito si è alzato per ben quattro volte scaricando sulla zona il cibo”.

Giorni di ghiaccio

Gelidi giorni sereni, Firenze batte il record storico
poi arriva l'ultima neve, ma inizia il disgelo

MERCOLEDI' 9 GENNAIO

Minima - 5,4°
Massima - 1.0°
Cielo misto
Precipitazioni neve (2,6 mm)
Accumulo ulteriore al suolo 3 cm, totale 30 circa
Vento moderato-forte NE

NOTE. La neve è continuata a cadere per gran parte della nottata, ma è stata più quella spolverata dal vento che quella nuova attecchita, così che alcuni tetti appaiono appena infarinati mentre altri angoli sprofondano sotto un metro di neve. In giornata le cose sono migliorate, anche se la nuvolosità non si è mai dissolta. Non è mancato il consueto grecale, anche se l'aria si è un po' mitigata, relativamente al gran gelo, s'intende. Il Bisenzio è per lunghi tratti completamente ghiacciato da una riva all'altra e con sopra almeno 20 cm di neve.

Ancora un'immagine dell'8 gennaio: viale Galilei, i pini sono molto più piccoli di adesso

GIOVEDI' 10 GENNAIO

Minima -10,0°
Massima 1,2°
Cielo sereno
Precipitazioni assenti
Vento calma

NOTE. Il ritorno del sole è coinciso col record del freddo a Prato, almeno dei dati a mia disposizione (a parte un lontano - 11° del 1891). All'aeroporto di Peretola il termometro ha toccato addirittura i -15°, record anch'esso da quando esiste quella stazione dell'Aeronautica. Poi il sole ha notevolmente scaldato l'aria, così che dopo cinque giorni di gelo siamo tornati sopra lo zero. Certo in altri inverni una massima di 1,2° sarebbe stata considerata bassissima. Notevole l'aumento della pressione dopo dieci giorni di valori piuttosto bassi. Con l'aumento di pressione il tempo è migliorato anche al centro, lasciando le bufere solo alla Calabria ove solo oggi le temperature sono scese molto al di sotto della media. Con la calma di vento e il cielo sereno si sono verificati minimi storici, come i - 25° di Parma e i -15° di Firenze (- 17° in Lucchesia). L'afflusso di aria artica si va attenuando e si attende l'evoluzione che potrebbe riservare nuove sorprese.

Via della Fonderia: grandi accumuli di neve trasportata dal vento durante la bufera dell'8 gennaio

VENERDI' 11 GENNAIO

 Minima -13,8°

Massima 0,0°

Cielo sereno

Precipitazioni assenti

Vento calma

NOTE. Scrivo alle 9 del mattino. Il termometro è sceso ancora più in basso: quasi - 13°! Sarà possibile nel corso della mia vita assistere ad un inverno altrettanto freddo? Ore 19,30: a Peretola siamo arrivati alla pazzia di -22,2°, avvenimento di un giorno altrimenti tranquillo e soleggiato rispetto ai precedenti. È chiaro che si tratta del valore più basso mai registrato in questa area da quanto esistono stazioni meteorologiche. Da segnalare l'ulteriore aumento della pressione, che dovrebbe essere però ormai all'apice in questa fase.

SABATO 12 GENNAIO

Minima - 12,4°
Massima 1,0°
Cielo sereno, foschia
Precipitazioni assenti
Vento calma

NOTE. L'atmosfera da steppa russa, quasi surreale, si conserva intatta ormai da otto giorni. Anzi, con l'aumento dell'umidità e della foschia l'aria sembra ancora più polare. Qui a Prato il record di ieri non è stato battuto, anche se ci siamo andati molto vicini, ma all'aeroporto di Peretola è stato ancora ritoccato, con - 23°, equivalente a un normale minimo assoluto annuale in una stazione come quella di Pian Rosà, a 3600 metri di quota. La pressione scende, forse avremo ancora altra neve e giù disagi: a parte i problemi delle strade, non si contano le rotture dei tubi dell'acqua e del gas, la mancanza di gasolio, colture rovinate ecc.

DOMENICA 13 GENNAIO

Minima - 6,8°
Massima 3,4°
Cielo coperto
Precipitazioni: neve-pioggia 2,4 mm
Accumulo ulteriore al suolo: 3 cm
Vento: debole NE

NOTE. Ed ecco iniziato il grande disgelo. Ghiaccio e neve hanno iniziato a sciogliersi già dalla tarda mattinata, appena la temperatura è risalita sopra lo zero. Ma ce ne vorrà di tempo prima di avere la meglio sulla immensa quantità di neve caduta. Intanto, alle 6 del mattino aveva ripreso a nevicare, proseguendo fin verso le 11. Poi si è trasformata in pioggerella ghiacciata. Nel frattempo, ne ha messi su altri 5 cm, ma la precarietà della precipitazione si è fatta più chiara di ora in ora. Sensibile la diminuzione della pressione. Domani, presumibilmente, sarà la prima giornata sopra zero dopo 12 giorni di gelo.

Via Amendola, alla Pietà


Giochi di ghiaccio in via Tacca. Pare che qualcuno la sera prima abbia innaffiato le piante apposta: il risultato ottenuto non è male (foto Toccafondi)

I giornali raccontano

Il grande attacco: l'Italia entra nel pack

La sera del 4 gennaio la Toscana viene investita dalla prima nevicata: la viabilità va subito in tilt su tutta la regione.

Breve "ultim'ora" nella cronaca di Prato della Nazione del 5 gennaio (foto Coppini)


Il giorno dell'Epifania il fronte investe anche la capitale, dove cadono circa 15 centimetri di neve.

Quasi tutta l'Europa è in una morsa di gelo.

Dalla “Nazione" del 7 gennaio 1985

L'8 gennaio arriva la seconda bomba bianca, molto più abbondante della prima, accanendosi con storiche bufere su Toscana, Emilia-Romagna e il Veneto.

Dalla "Nazione" del 9 gennaio 1985

L'Italia è attanagliata in una morsa bianca.

La Nazione", 9 gennaio

"Neve, l'assedio continua" (Umberto Cecchi, La Nazione, 10 gennaio)

“Firenze ieri mattina si è svegliata con addosso alcuni centimetri di neve in più rispetto al giorno prima, ma c'era il sole e la temperatura si era alzata, toccando i 5 sotto lo zero. Questo tuttavia non ha portato grosse variazioni in meglio. Il traffico cittadino è rimasto decimato e decimati sono rimasti i servizi: solo ottanta autobus urbani hanno potuto circolare, invece dei soliti cinquecento. I collegamenti con le città della provincia e della regione sono invece ridotti del 40 per centro. Per quanto riguarda i servizi su gomma. Per i treni la situazione va migliorando: dopo la paralisi totale di ieri, da Firenze ne sono transitati ventidue a lungo percorso, dodici dalla stazione centrale, dieci da Campo di Marte o Rifredi. In giornata grazie all'esercito è stato superato quasi del tutto il blocco del gelo degli scambi. Ma a questi si sono aggiunti tantissimi altri piccoli e grandi problemi. Le verdure sono aumentate del 20 per cento. Con le difficoltà di rinnovare le scorte, la maggior parte dei fiorentini e dei toscani hanno pensato bene di far la corsa alle provviste, con vero e proprio accaparramento dei generi di prima necessità. Il pane è andato a ruba. Svuotati i negozi di articoli sportivi: pimuni, papaline, guanti, persino sci. Tutto costava più caro, dalle catene per auto al tramezzino. Manca il gasolio. Volterra è praticamente isolata e decine di paesi sono tagliati fuori dai collegamenti. Chiusi gli aeroporti di Firenze e Pisa, semichiuso il porto di Livorno per la difficoltà dei collegamenti, chiuse anche le cave di marmo di Carrara.”


"Firenze si specchia nell'Arno ghiacciato" (Giuseppe Peruzzi, Corriere della Sera, 9 gennaio)

“Sono tanti i disagi provocati dall'abbondante nevicata di ieri (sui 30 centimetri con punte massime di mezzo metro sulle colline) e presumibilmente molti ne seguiranno se avremo le temute gelate. Ma lo scenario quasi da fiaba che avvolge la città e i suoi dintorni è semplicemente fantastico. Un avvenimento eccezionale, destinato a rimanere nei ricordi dei fiorentini, oltre che negli album delle foto di famiglia. Centinaia, migliaia di scatti per immagini inconsuete, per ritrarre l'amico che affronta lo scivolo di piazza della Signoria bardato come se scendesse, sci e racchette fiammanti, una delle innevate piste dolomitiche. O quel babbo che sbuffa come un mantice trainando in piazza del Duomo lo slittino per la più straordinaria passeggiata che sperasse di offrire al suo bambino. Obiettivo di tanti scatti anche il candido panorama che si domina dal piazzale Michelangelo, oppure affacciati alle spallette dell'Arno per immortalare quel tratto di fiume questa volta veramente argenteo perché la neve si è posata sulla lastra di ghiaccio che va da una riva all'altra. Per ricordare l'Arno ghiacciato così bisogna risalire alla tormenta del 1929, dicono i più anziani. A Prato undici ore di tormenta hanno quasi paralizzato la città: molte le assenze sul lavoro e negozi chiusi. Chiuse anche le scuole. A Pistoia stessa situazione. In Versilia spettacolo d'eccezione, con la spiaggia imbiancata. Gelato il lago di Massacciuccoli, tanto caro a Giacomo Puccini. A Livorno traffico paralizzato, guasti agli impianti di riscaldamento, temperatura meno sette. Nevicata abbondante anche sull'isola d'Elba. Imbiancata la Maremma, come non si ricordava da tempo. A Castiglion della Pescaia si sono visti sciatori improvvisati sul lungomare. A Pisa, oltre che l'aeroporto di San Giusto, chiuso per motivi di sicurezza anche l'accesso alla torre pendente”.


"Com'è difficile uscire dal pack" (Giovanni Morandi, La Nazione, 10 gennaio)

“La neve ha rotto la linea gotica. Il fronte dell'invasione bianca, che sta paralizzando i trasporti, si sta spostando verso il nord. Domenica è stata sommersa dalla neve Roma, poi Firenze, ieri Bologna, dove è nevicato per oltre trenta ore consecutive. I collegamenti ferroviari sono stati sconvolti. Ritardi di quattro, cinque ore, ma con punte anche di quindici. Paralizzato il traffico aereo. Questi gli scali chiusi per neve: Bergamo, Venezia, Treviso, Bologna, Genova, Pisa, Napoli, Forlì, Pescara, Ancona, Cagliari, Alghero, Olbia, Roma Ciampino e Firenze Peretola. Nel pomeriggio un leggero miglioramento. Poi di notte ancora gelate, ancora bufere. Un'altalena estenuante”.

Lungarno innevato a Firenze (“La Nazione")

"In un blocco di ghiaccio" (Giovanni Morandi, La Nazione, 12 gennaio)

“Entra dappertutto. Il gelo, una capacità di distruzione che fa spavento. Una forza dalla quale diventa sempre più difficile difendersi. Spacca le tubature dell'acquedotto, fa saltare caldaie e termosifoni interrompe le linee elettriche, solidifica la nafta nei serbatoi, blocca i potenti motori dei tir sulle autostrade, uccide. E non solo gente che si è trovata isolata in campagna o per strada. No, a Firenze è morto assiderato un barbone, in casa; lo stesso è accaduto a un vecchio da Torino. Accanto a lui il cadavere del suo cane, anche l'animale vittima del freddo. Alla stazione di Bologna, a causa dell'escursione termica, si sono schiantati i binari sulle linee per Firenze e per Rimini e il gelo ha messo fuori uso locomotori e vetture.

Le temperature sono scese a livelli impensabili. A Firenze aeroporto , ieri notte, meno 22,2 gradi, la stessa temperatura che è stata registrata al Passo Pordoi. E gli stessi numeri si ritrovano a Ferrara, l'Aquila, a Parma meno 25. C'è meno freddo nelle località sciistiche che nelle città: a Cortina quindici gradi sotto zero”.

Il Ponte Vecchio l'8 gennaio '85 (dal "Corriere della Sera")

"Tutta la Sardegna è coperta di neve" (La Nazione, 10 gennaio)

Uno spettacolo così non si vedeva da decenni. Tutta la Sardegna, da Caprera a Capo Carbonara, è completamente ricoperta di neve. E' nevicato anche nel capoluogo dove, avant'ieri, il termometro ha raggiunto i 2 gradi sotto lo zero. A Cagliari non nevicava (se si esclude una velocissima spruzzata nel '67), da quasi trent'anni, mentre a Carloforte non si vedeva neve da mezzo secolo.

Dal Corriere della Sera

Dalla “Nazione" dell'8 gennaio 1985: notare la sciata sulla spiaggia di Pescara

"Il giorno più freddo del secolo", (La Nazione, 12 gennaio 1985)“Per l'Italia è stato il giorno più freddo del secolo e tutti i minimi storici dei grandi inverni (quello del 1929 e del '56) sono stati stracciati. Vediamola insieme questa classifica siberiana: a Firenze meno 22,2°; a Parma meno 25°; a Vicenza - 18°; a Brescia meno 17°; a Roma Ciampino meno 11°; a Frosinone meno 19°; a Rimini meno 15°. E la Toscana è fra le regioni in testa per il freddo.: meno 12° a Grosseto; meno 11 a Pisa; meno 20 a Pontedera e Ponsacco”.

"La Nazione", 11 gennaio 1985

"La Nazione", 12 gennaio 1985

"A Firenze nuovo record stagionale. Il termometro è sceso a meno 23°" (Giuseppe Peruzzi, Corriere della Sera, 13 gennaio 1985)

“Se non fosse per i disagi che provoca, questo eccezionale inverno fiorentino meriterebbe un applauso: non solo ha offerto quello spettacolo quasi fiabesco con l'abbondante nevicata dell'altro giorno e con l'Arno ancora ghiacciato, ma ora sta concedendo alla città un titolo che forse nemmeno merita quella di avere una delle temperature più basse d'Italia. Sembrava che quel meno 21,4° raggiunto venerdì mattina poco prima dell'alba fosse un record quasi assurdo, anche se omologato dal termometro dell'aeroporto di Peretola. Perché mai, nella storia di Firenze, la temperatura era scesa a memoria d'uomo oltre i - 12,9° registrati nell'inverno del 1850. Solo 24 ore prima per quello che era sembrato un primato ormai irraggiungibile, giovedì scorso, si erano toccati i meno 15°. Ma quasi che il tempo abbia preso la ricorsa alla conquista di record finora impensabili, ecco gli ultimi dati di questa fantastica tabella di marcia, che supera e strapazza qualsiasi previsione: ieri mattina prima dell'alba un nuovo primato era stato raggiunto a quota meno 22,2°. Ma era trascorse soltanto poche ore e con il sole già nitido, alle 8 è arrivato il record storico: meno 23°. Poi, quasi fosse sazio di questa impennata alla rovescia, il termometro è risalito lentamente dapprima di qualche decimo per poi arrivare, verso mezzogiorno, a meno 10 e qualcosa”.


Passeggiata sull'Arno gelato da riva a riva a Firenze: non accadeva da due secoli ("La Nazione").


Un'altra immagine dell'Arno ghiacciato a Firenze (foto Pineider)

Dal 13 gennaio arriva la neve al nord, ed è tanta


Neve al suolo: dal "Corriere della Sera" del 17 gennaio 1985

A Milano scendono in campo i soldati (dal "Corriere della Sera")

Milano: dai cornicioni dei palazzi precipitano vere bombe bianche, distruggendo le auto parcheggiate sotto (dal "Corriere della Sera")

L'ultima immagine del reportage la vogliamo dedicare ancora a Firenze e al suo Ponte Vecchio, testimone di mille "battaglie", dai bombardamenti, all'alluvione del '66, fino al gelo record.

La foto di Pineider è stata scattata qualche giorno dopo la grande bufera, quando ormai la neve iniziava ad andarserne e il ghiaccio sull'Arno non era più compatto come nei giorni precedenti. Ma lo scenario è sempre molto suggestivo. 




NOTE

  • Si tratta della seconda stesura, parzialmente aggiornata, di un mio articolo pubblicato sul Magazine di Meteonetwork il 5 gennaio 2005, in occasione del ventennale della storica ondata di gelo, oggi non più linkabile.
  • Le mappe delle reanalisi sono tratte da Wetterzentrale e dal Noa
  • Aggiugiamo ai fotografi già citati nelle didascalie, Vittorio Albonetti per le foto scattate a Prato tra il 6 e l'8 gennaio 1985.   

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