Bimba salvata nel paese isolato dalla neve nei giorni della grande alluvione

Non solo acqua e fango: una neonata di nome Marzia e il vigile del fuoco Athos, protagonisti di una bella storia avvenuta a Fossato, sull’Appennino pratese, nel novembre 1966. Nel 2004, a distanza di 38 anni, i due si ritrovarono tra lacrime e stupore.  

Il 4 novembre 1966 è una data tristemente nota per le terribili alluvioni che inondarono parte del nostro Paese. Pochi sanno che in quei giorni in cui Firenze annaspava nel fango, una bimba di 3 mesi veniva soccorsa da un vigile del fuoco a Fossato, un piccolo paese dell’Appennino tosco-emiliano rimasto isolato per la neve. Ecco come andò.

Il novembre del 1966 è passato alla storia come il mese delle grandi alluvioni: il dramma di Firenze, gli “angeli del fango”, le esondazioni nel nord-est, la marea record a Venezia. Ma quello fu anche un mese di novembre piuttosto rigido, anzi, per molte zone italiane soprattutto del nord e del centro, fu il più freddo in assoluto degli anni Sessanta del secolo scorso.

Dopo la grande piena del 3 e 4 novembre, che aveva sciolto la neve sulle Alpi e sull’Appennino settentrionale caduta prematuramente tra la fine di ottobre e i primissimi giorni del mese, la neve in montagna tornò a più riprese, con quantitativi anche significativi. Quel poco di protezione civile che esisteva  si affidava in massima parte all’esercito e all’opera instancabile dei Vigili del fuoco. Per le squadre di soccorso fu un duro lavoro, che si protrasse per oltre un mese, con turni massacranti. In questo quadro s’inserisce la storia a lieto fine che andiamo a raccontare.

 
Una veduta di Fossato, nell'alta Val di Bisenzio fra le province di Prato, Pistoia e Bologna















Fossato domina la valle del Limentra a 747 metri di altitudine e si trova nell’estremo angolino nord-ovest dell’attuale provincia di Prato e vicino al confine con quelle di Bologna e Pistoia. Il paese ha acquistato una certa nomea nei dintorni per la cena medioevale, rigorosamente in costume e con menù dell’epoca, che si tiene nelle sue strade a fine luglio in memoria della Contessa Matilde di Canossa, che intorno al 1000  fu la proprietaria e protettrice di questi possedimenti.

Un giorno del settembre 2004 in una tiepida e assolata giornata, un signore attempato entrò nel bar Lambrini di Fossato insieme alla moglie. “Mi chiamo Athos Frosini e vengo da Pistoia, cercavo la signora Marzia”. “Sono io, mi dica”, rispose stupita la donna da dietro il bancone, non avendo mai visto prima quelle persone.  “Io sono il pompiere che nel novembre del 1966, in piena notte col paese isolato dalla neve, le ha portato il latte artificiale di cui lei aveva bisogno. Sono tornato dopo 38 anni perché volevo rivederla”.

Un brivido di stupore e commozione percorse tutto il bar. Marzia, con gli occhi lucidi, chiese all’uomo di raccontare quella storia incredibile di cui aveva appena sentito parlare dai genitori. Nel bar piombò il silenzio, la tv venne spenta e i clienti hanno smesso di giocare a carte per ascoltare il racconto di Athos. 

“Fossato era sotto la neve, con la corrente elettrica saltata e gli abitanti isolati dal resto del mondo. Al comando dei Vigili del fuoco di Firenze arrivò una telefonata di allerta: c’è una bambina di appena tre mesi in un paese isolato dalla neve che ha urgente bisogno di latte”.

I pompieri di Firenze in quei giorni avevano il loro bel daffare, come quelli di Prato e fu avvertito il comando di Pistoia. Dappertutto c’erano acqua e fango da togliere, ma Athos e un gruppo di suoi colleghi furono incaricati di svolgere quella singolare missione in mezzo alla neve, in un paese sperduto dell’Appennino a confine con l’Emilia. Un incarico che doveva sembrare loro fuori dallo spazio e dal tempo. 

“Siamo arrivati lassù con uno dei mezzi utilizzati all’epoca, impiegando ore per risalire l’Appennino – prosegue il racconto di Athos – dapprima fra le continue interruzioni a causa di frane e smottamenti, poi sulla strada innevata. A un certo punto la macchina non andava più avanti: abbiamo dovuto lasciarla a Lentula e proseguire a piedi e con gli sci. Era ormai buio e con la neve alta i miei colleghi non ce la facevano più e decisero di tornare indietro. Rimasi solo, proseguendo sulla stradina innevata con gli sci ai piedi e il latte nello zaino, senza altri punti di riferimento. Dopo un bel po’ vidi un bagliore in lontananza: era un fuoco, acceso dagli abitanti di Fossato all’inizio del paese per aiutarmi a trovare la strada. Il fuoco spariva ad ogni curva e sembrava irraggiungibile. Ma alla fine, stremato dalle forze,  riuscii a raggiungere Fossato, dove fui subito circondato da una grande e calda accoglienza”. La piccola Marzia ebbe il suo latte e gli abitanti arrostirono della carne per offrirla allo sconosciuto benefattore. Athos non la volle: era troppo stanco e pensava ai colleghi lasciati al buio in mezzo alla neve.

Alla fine del racconto la proprietaria del bar, Lidia Lambrini, offrì da bere ad Athos e alla moglie. Ma lui, anche questa volta, non volle niente, si schermì e se ne andò come era arrivato, con molta semplicità. 

NOTE

  • Questa storia è stata raccontata al sottoscritto nell'allora redazione di Prato del Tirreno nel 2004 dalla signora Anna Maria Macri di Fossato. L'articolo fu pubblicato sulle cronache di Prato e Pistoia.
  • L'alluvione del novembre 1966 che sconvolse Firenze, a Prato toccò la parte sud della città, Tavola e Castelnuovo principalmente, che furono investiti dall'esondazione dell'Ombrone. La città subì anche dei discreti danni sia alle attività artigianali, che in quegli anni si stavano formando e crescendo, sia al territorio. Alle Cascine di Tavola non fu più possibile allevare mucche o portare avanti le coltivazioni a causa dell'acqua che per anni impregnò il terreno. Il Comune ha apposto una targa a Tavola il 5 novembre 2016, che riporta questo testo: "L'amministrazione comunale di Prato nel cinquantesimo anniversario dell'alluvione del 4 novembre 1966 nel commemorare quei tragici avvenimenti causati dall'esondazione del torrente Ombrone in tutta la piana e frazioni limitrofe intende ricordare l'impegno e la solidarietà reciproca manifestati dalla popolazione tutta che seppe reagire prontamente con grande spirito di volontà e di rinascita per il ripristino dei danni e il ritorno alla normalità della popolazione". Aurora Castellani ha curato un libro di cronache e storie sull'alluvione nel Pratese, dal titolo "L'Altra alluvione"

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